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Tuesday, January 23, 2018

Bianca-Luisella, piattaforma ENI presto sul litorale romagnolo-marchigiano




Diethylene glycol: Toxic

All'ENI e' autorizzato rilasciarlo in mare, in modo CONTINUO
ogni santo giorno delle sue attivita' in mare.



La subsidenza attorno a Bianca-Luisella 
come stimata dall'ENI: 
fino a 44 centimetri nel punto piu' vicino alle piattaforme.

Fino a 2 centimetri a 16 chilometri da riva.

Panoramica del mare attorno a Bianca Luisella



I ministri PD Gianluca Galletti e Dario Franceschini che approvano tale scempio
in data 28 Novembre 2017




Il parere positivo della regione Marche, firmato dal presidente di regione PD

 Inquinamento da NoX come stimato dall'ENI.
E nella realta', sara' come dice l'oste o sara peggio? 





Vari scenari di spargimento dell'inquinamento.

Ma... nel testo dicono che e' tuttapposto? 

Anche qui, se questo e' quello che dice l'oste....

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E' impossibile star dietro alla fiumana delle concessioni petrolifere che si abbattono per l'Italia.

Sarebbe un lavoro a tempo pieno. Pero' continuo a lavorarci e dunque eccoci qui, otto nuovi  pozzi ed una piattaforma a cavallo fra la riviera romagnola e marchigiana.

E' una concessione assegnata all'ENI.

Si chiama Bianca-Luisella.

Dove avranno mai trovato questo nome e' un mistero: Bianca-Luisella non e' una gentile donzella di qualche poema del Dolce Stil Novo, e' una concessione anche nota con il piu freddo nome AC 12 AG.

La concessione occupa un'area di 144 chilometri quadrati.

Siamo a circa 25 chilometri da riva, fra Rimini, Cattolica, Pesaro e si prevede qui l'installazione di una piattaforma "non-presidiata" e di ben otto nuovi pozzi di gas nonche' l'installazione di 3 condotte sottomarine per il trasporto del gas da Bianca-Luisella a Brenda, altra gentile piattaforma ENI situata a 4 chilometri di distanza da Bianca-Luisella.

I pozzi si chiameranno Bianca 3, 4, 5 e Luisella 2, 3, 4, 5, 6 e verranno trivellati a una profondita' di 50 metri per estrarre metano.

Bianca 1, 2 e Luisella 1, 2 erano stati gia’ trivellati negli anni 1990 e poi chiusi.  

Come in molte altre concessioni le regioni coinvolte non hanno brillato per coraggio, e infatti, la regione Marche ha pure dato il suo parere favorevole.

Eehh??

Si, la regione Marche ha dato parere favorevole!

Come sempre e' una litania di distinguo e di tuttapposti, come dire, va sempre tutto bene, mai niente succedera', e' tutto sottocontrollo. Intanto continuiamo a trivellare nel 21esimo secolo!

I ministri Galletti e Franceschini che hanno firmato l'approvazione per Bianca-Luisella e che finora non hanno mai incontrato una trivella che non gli piaceva dicono che nella zona non ci sono aree protette. Si e’ vero, se si escudono le seguenti:

ZPS IT5310024 - Litorale Pesarese (24km da Bianca-Luisella)

ZPS IT5310022 – Fiume Metuaro da Piano di Zucca fino alla foce (30km da Bianca-Luisella)

ZPS IT5310006 – Colle San Bartolo (24km da Bianca-Luisella)

ZPS IT5310007 – Litorale della Baia del Re (35 km da Bianca Luisella)

Loro dicono che le loro attivita’ non avranno effetti su tali aree protette. Glielo dicono ”le analisi condotte nello Studio di Impatto Ambientale” dell’ENI.

Cioe’ crediamo a quello che l’oste dice sul suo vino!

Uno dira’ va bene, 24 chilometri sono lontani. Certo, ma l’inquinamento non conosce confini, e una volta che dovessero esserci incidenti, gli effetti arriveranno anche a 24 chilometri dai vari pozzi, assicurato.





Interessante che nei loro stessi studi per lo studio dell'impatto sull'ambiente, l'ENI stessa offra delle simulazioni del comportamento delle sostanze tossiche in caso di sversamenti.  In questo caso di una macchia di olio da venti metri cubi. Dicono che dopo 12 ore tale macchia sarrivera' a una distanza di circa venti chilometri da riva, arrivando a sei chilometri dalla costa pesarese.

E dopo? Si ferma tutto magicamente? Loro dicono di si, perche' interverranno poi le autorita'.
Ah, allora!

E quindi in riva no, ma a sei chilometri da riva va bene?

Ma il punto non e’ neanche la distanza della costa o di siti protetti da tali pozzi, e l'andamento delle chiazze, e’ ovviamente l’idea che nel 21esimo stiamo ancora qui a sacrificare terreno e mare alle trivelle, riserve o spiaggia libera che sia.


Quei pozzi avranno bisogno di infrastruttura a terra. 

Dove verranno costruiti? La gente ce li vorra’? 

E davvero vogliamo altra infrastruttura petrolifera invece che aiutare il nostro turismo? Non e’ una contraddizione in termini?  

O vogliamo Ravvennificare tutta la costiera nord-adriatica?

Ad ogni modo, continuiamo a leggere l'autorizzazione.

Emerge che la regione Marche, che ha detto si, allega una piccola preoccupazione da parte della provincia di Pesaro sulla sismicita' indotta. 

Non ci sono altre discussioni in merito.

Ancora piu' orripilante e' che e' stato approvato il rilascio in mare di monnezza tossica (glicole dietilenico) in concentrazioni fino a 730ppm in caso di "rilascio continuo" e di 5900ppm in caso di "rilascio intermittente".

Dicono che intermittente significa una volta al mese. Ma cosa vuol dire questo, veramente? Bastera' inziare il primo del mese e fermarsi per un ora il 31 del mese? Dopotutto cosi' definito significa una volta al mese!

Tutto questo questo deve veramente farci arrabbiare.

L'ENI ha l'approvazione da parte del ministero dell'ambiente di rilasciare in mare roba tossica, in modo CONTINUO. Nero su bianco.

E' veramente una cosa scandalosa. E non e' che le persone di buon senso non sappiano che i pozzi di petrolio e di gas rilascino in mare robaccia, e' che qui c'e' un ministero che approva l'emissione di "acque di strato" con sostanze tossiche dentro, e anzi rilascia pure concentrazioni ammissibili!

Cos'e' il glicole dietilenico?

E' una sostanza incolore ed inodore, tossica, usata come solvente per la sintesi di antigelo, resine, colle.

L'Organizzazione Mondiale della Sanita' riporta vari morti per ingestione di glicole dietilenico, ed almeno nove epidemie di morte dal tale sostanza.

Il caso piu' eclatante fu negli USA nel 1937, quando morirono 105 persone. Altre morie riguardano l'India con almeno 33 morti nel 1998, nel 1996 ad Haiti con 106 morti, 47 morti in Nigeria nel 1990, e a Panama nel 2006. I sintomi sono problemi renali, nausea, vomito. diarrea, affaticamento, mal di testa, problemi neurologici, debolezza. 

Ora, nessuno andra' a bersi la robaccia che Bianca e Luisella emetteranno, certo.

Ma la domanda resta: quella roba e' tossica. 

E i pesci? E i pesci che *noi mangiamo?* 
E gli effetti cumulativi sull'ecosistema?  Sull'uomo? 

Dopo tutto sono emissioni CONTINUE di roba tossica per anni!

Siamo sicuri che se in dosi sufficentemente elevate, il glicole dietilenico causa epidemie, 
gli scarti a lungo andare, in continuo, invece non causino assolutamente nessun sintomo, 
a nessuno? 

E se non bastasse il glicole dietilenico, l'ENI e' autorizzata pure ad immettere in mare oli minerali nelle "'acque di strato", cioe' petrolio, diesel ed affini in mezzo ai rilasci in ambiente. Le concentrazioni massime sono di quaranta milligrammi per litro.

Cosa significa questo? Non ci sono paragoni, non e' chiaro da dove vengano questi numeri. Quaranta milligrammi per litro di oli minerali e/o 730 ppm o 5900ppm di glicole dietilenico sono tanti?

Sono pochi? Chi li ha decisi? Come sono stati decisi? In modo da parare i conti all'ENI e alle loro miscele perforanti gia' decise da tempo?

Uno scandalo davvero, che la regione Marche, i ministri Galletti e Franceschini abbiano approvato tale scempio. Uno scandalo, una specie di lento avvelenamento del mare e di noi tutti.

Sono sicura che gli sarebbe piaciuto che tutto restasse in sordina. Ma io spero che veramente il lettore si arrabbi. Secondo me la regione Marche non sapeva neanche cosa stava approvando.

Passiamo dunque alle prescrizioni.

Come sempre, e' questa la parte piu' ridicola di queste autorizzazioni.

L'ENI dovra' presentare un piano di "monitoraggio acustico",  e collaborare all'accertamento della presenza di zifi e capidogli assieme alla guardia costiera e alle "associazioni locali". Insieme dovranno monitorare gli spiaggiamenti e le morti di animali lungo la riva.  

Ma... ce li vedete l'ENI che collabora con le associazioni locali sugli spiaggiamenti? 

Dovranno portarsi appresso "personale tecnico altamente specializzato" per osservare la vita marina. Tali personaggi devono avere esperienza pluriannuale, dovranno presentare il loro curriculum,  e dovranno dimostrare una "spiccata familiarita'" con i cetacei presenti.

Dovranno pure definire un area di esclione oltre le quali ci potranno essere disturbi comportamentali e fisiologici ai mammiferi marini.  E quindi, lo sanno pure loro che tali disturbi possono esserci!

E alla fine dovranno produrre un bel rapportino in cui illustrano tutte le loro scoperte.

Dovranno anche lavorare con la Capitaneria di Porto di Pesaro sulle possibili interferenze con le rotte navali. 

Dovranno presentare un "manuale operativo" ed un "crono-programma" con tutta la lista delle loro attivita' che deve essere fatta in modo da non arrecare disturbo alla vita marina durante i periodi di riproduzione.  E quindi, anche qui, un altra prova del fatto che lo sanno anche loro che le trivelle portano guai alla vita marina. 

Dovranno monitorare la subidenza indotta.  Se per caso i valori di subsidenza indotta dovessero superare quelli previsti, "l'attivita' di emungimento" dovra' essere fermata.

Si, la chiamano proprio cosi, attivita' di emungimento! 
Rido da sola. E che l'Adriatico e' una mucca? 

Comunque questa attivita' di emungimento dovra' essere fermata nell'attesa che i ministeri autorizzino la "rimodulazione" per tornare ai valori consentiti.

Io spero che ci si renda conto dell'assurdita' di queste cose. Non e' che monitorando mammiferi marini e subsidenza abbiamo risolto qualcosa! Una volta che danni a pesci e fondali e' stata accertata non si torna indietro! Specie nel reparto subsidenza! 

Non c'e' niente da rimodulare. E che significa poi rimodulare?  Non e' che uno gira una manopola e poi la subsidenza si ferma o tornata indietro! La geologia evolve secondo le sue leggi, e una volta che abbiamo stuzziacato questi processi non si torna indietro, checche' ne dicano la regione Marche, Franceschini o Galletti!

Dovranno "quantificare gli effetti negativi" sull'habitat marino dovuti ad incidenti e allo stesso tempo individuare un "piano di emergenza". Ma .. come non avevano detto qualche pagina prima che non sarebbe successo niente? E che erano soddisfatti dallo studio di impatto ambientale dell'ENI che era tuttapposto? 

Non si sa.

Dovranno usare sulla piattaforma di perforazione "vasche di accumulo del fango dotate di agitatori meccanici o pneumatici per mantenere omogeneo il fango", i quali dovranno essere riutilizzati e usati in modo da ridurne i volumi. 

Vengono anche descritti i modi in cui dovranno essere effettuati gli scarichi a mare, le coordinate geografiche, le date e gli orari, vengono prescritti enti di controllo, accordi con l'ARPAM delle Marche per le attivita' congiunte, le sostanze da monitorare due volte l'anno e per tre anni, dai metalli pesanti, ai BTEX, agli idrocarburi policiclici aromatici, la composizione dei metalli anti-corruzione,

E alla fine, ci dovra' essere la bonifica.

Ma... alla fine di tutto, tutto questo non cambia la sostanza: l'ENI trivellera' altri otto pozzi lungo la costiera marchigiana/romagnola. La zona e' interessata alla subsidenza, ci saranno danni alla vita marina, e verranno rigettati a mare sostanze tossiche.

Possiamo metterci tutti i distinguo del mondo, ma la realta' resta che stiamo regalando un altro pezzo di mare all'ENI, pezzo di mare che certo non sara' migliorato dalle trivelle. Quelle servono solo per soddisfare l'ingordigia dell'ENI.

Poi quando trivellera' la Croazia non possiamo fare le verginelle.


 
 












Monday, January 22, 2018

Trump e i pannelli solari



Non e' chiaro cosa passi nella testa di quest'uomo. 

E' arrivata oggi la notizia che Trump ha deciso di imporre tariffe sui pannelli solari importati dall'estero negli USA.

Prima di urlare pero', e sono la prima a vergognarmi di questo presidente arancione, occorre un po' capire.

In teoria potrebbe essere una misura per rendere piu' competitiva l'industria fotovoltaica USA, che e' dopotutto il paese dove i pannelli sono stati inventati usando fondi di ricerca pubblici del contribuente americano, per tanti anni.

Le tariffe saranno del 30% nell'immediato e diminuiranno nei prossimi anni fino a stabilizzarsi al 15%.

I primi 2.5 gigawatt saranno esentati dalle tariffe.

Soprattutto, e' stata la U.S. International Trade Commission a raccomandare al governo di imporre tariffe fino al 35% a causa della competizione, spesso non proprio leale, da parte dell'Asia (Cina in primis).

Questo ente e' indipendente, bipartisan e non politicizzato, almeno in teoria, per cui le sue raccomandazioni non dovrebbero essere viste in un'ottica politica.

Per di piu' l'idea delle tariffe e' bene accetta, e anzi e' stata fortemente voluta da varie industrie produttrici di pannelli solari americane, fra cui la Suniva, ditta di capitale cinese che pero' fabbrica pannelli negli USA.

Anche il ramo americano della SolarWorld, ditta tedesca, ha aderito alla richiesta della Suniva di imporre tariffe sulle importazioni straniere.

Altre tariffe sono state imposte su pezzi di elettronica e sulle lavatrici, fino al 50%.

Ma la Suniva di Cina nel frattempo che aspettava, e' fallita, grazie all'arrivo di pannelli direttamente della Cina.

Ironico, no? 

Altre ditte di pannelli made in the USA hanno invece visto le loro azioni decollare dopo l'annuncio, come la First Solar con sede a Tempe, Arizona che e' schizzata a Wall Street del 9% fino a $75.20 per azione.

La Whirlpool invece dice che le tariffe porteranno all'aumento della sua produzione di lavatrici in stati come Ohio, Kentucky, South Carolina e Tennessee e che quindi vede il gesto positivamente.

In pratica pero' quali che siano gli intenti di Trump, la maggior parte dei pannelli e' importata per cui, nel breve termine almeno, tutto questo si risolvera' in aumento dei costi, minor pannelli installati, e rallentamento della transizione rinnovabile negli USA.

Il costo e' stimato essere enorme perche' anche i pannelli "made in the USA" hanno fino all'80% di pezzi che arrivano dall'estero. L'industria del sole negli USA e' un business di circa $28 miliardi di dollari e impiega circa 260mila persone. 

Questa mossa di Trump e' controversa perche' i produttori sono in generale favorevoli, ma gli installatori no.

E si puo' capire perche', perche' diverso e' il loro business target.  La Solar Energy Industries Association, associazione che rappresenta chi lavora nell'industria solare, ha anticipato la perdita di circa 23mila posti di lavoro.

Si parla di interi progetti che diventeranno immediatamente anti-economici e che saranno abbandonati.

Ma poi, perche' iniziare proprio con i pannelli solari? 

Io credo due cose. 

Una e' che a Trump non gliene importi  niente delle rinnovabili e del pianeta e dei cambiamenti climatici.  

Queste tariffe sui pannelli solari erano una mossa facile, proprio per la dualita' fra produttori-installatori; e poi c'era la raccomdandazione dell U.S. International Trade Commission che aveva gia' parlato del problema del "dumping" dei pannelli dalla Cina negli USA ai tempi di Obama. Infine c'erano specifiche richieste di produttori di pannelli sul suolo USA.

Tutte queste cose hanno aiutato Trump a razionalizzare la sua decisione. 

L'altra cosa che penso e' che sicuramente ci sara' un freno al solare nel super immediato. Se i prezzi aumentano del 30% da un giorno all'altro e' evidente che qualcosa cambiera'. 

Ma il sole e le rinnovabili sul lungo termine vinceranno, Trump o non Trump. 

L'industria si riorganizzera' e si troveranno modi per continuare la solarizzazione degli USA, del mondo. 

E' evidente dove il mondo sta andando e non si torna indietro.  Le fossili sono un relitto del passato.






Oklahoma: esplode pozzo di gas, 5 dispersi











La notizia e' di qualche minuto fa.

Un pozzo di gas e' esploso in Oklahoma, nei pressi della localita' Quinton, nella contea di Pittsburg (da non confondersi con l'omonima citta' in Pennsylvania). Siamo a 235 chilometri da Oklahoma City.

Diciassette lavoratori sono stati salvati dalle esalazioni e dalle fiamme; altri cinque sono ancora dispersi.

L'incendio e' scoppiato alle 9:00 del mattino ora locale ed in questo momento, ore 4:50 del pomeriggio in Oklahoma, arde ancora. Ardera' finche' non si capira' come intervenire, o forse si spegnera' da solo, per evitare che la situazione peggiori. Si pensa infatti che ci sono sostanze altamente tossiche che e' meglio non stuzzicare.

Hanno pure chiamato esperti della Halliburton perche' non sanno che pesci prendere.

Il pozzo e' della Red Mountain Energy e l'operatore si chiama Patterson-UTI Energy. Il direttore delle operazioni di soccorso invece si chiama Kevin Enloe.

Non si sa perche' il pozzo sia scoppiato.

Altre notizie man mano che arriveranno.

Tutto questo e' qualcosa che non capita a casaccio in Oklahoma, e che deve farci riflettere per le operazioni estrattive che ci si propinano per l'Abruzzo.


In Oklahoma ogni tanto ci sono notizie di scoppi e di morti. Anzi, in tutti gli USA ogni anno muoiono cento persone per trivelle.

Cento persone l'anno.

In media dal 2002 al 2013 sono morte quasi 1,200 persone in operazioni di oil and gas. Negli USA, che in teoria ha leggi severe sulla sicurezz del lavoro, e non in Nigeria o in paesi in via di sviluppo.

Le notizie di inquinamento, di sismicita' indotta, di corruzione sono all'ordine del giorno pure queste.

Tutto cio' punta solo in una direzione: trivellare non e' cosa intelligente, mai, per le comunita' interesate. Gli incidenti e le possibilita' di scoppio sono sempre li, quali che siano le leggi, le centraline, le precauzioni.

E' anche una interessante coincidenza che tutto questo accada proprio in questi giorni in cui in Abruzzo si parli del progetto estrattivo di gas a Bomba.

E se questo succedesse a Bomba?

Sette ore di fiamme senza fine? Qual'e' il ritorno della gente di Bomba, o di qualsiasi altro paese dell'Italia, in cambio di questi rischi?

Li vogliamo correre questi rischi? Per cosa?

Io direi di no.



Saturday, January 20, 2018

Longyearbyen: la cittadina norvegese che scompare per colpa dei cambiamenti climatici










Si chiama Longyearbyen, e' un piccolo centro del Nord della Norvegia, sull'isola di Svalbard, e ha 2000 residenti.

E' la cittadina piu' a nord del pianeta con piu' di 1000 persone.  E infatti ci sono piu' orsi polari qui che anime.

Piu' a nord di Longyearbyen ci sono solo Ny-Alesund (Norvegia, 35 persone) e Pyramiden (Norvegia, 15 persone) entrambe sulla stessa isola di Svalbard.

Fa freddo dunque qui a Longyearbyen: siamo a nord del circolo polare artico, il che significa che il sole tornera' a splendere un po per volta a partire da Marzo 2018, e non prima.

Ma, il punto e' che non fa freddo abbastanza e l'intero villaggio rischia di scomparire a causa dei cambiamenti climatici.

Per il 2017 *tutti* i mesi hanno fatto registrare temperature piu' elevate del normale. Lo dice Kim Holmén,  direttore del Norwegian Polar Institute.

Per i mesi invernali c'e' stato un aumento di ben *dieci* gradi centigradi rispetto alle medie di trenta anni fa. Invece che nevicare da Ottobre a Dicembre, piove.  Nell'annata 2015-2016  la pioggia e' aumentata del 64% rispetto alla media. E laddove per miracolo c'era gia' neve, l'arrivo fuori stagione dell'acqua, contribuisce al suo sciolgimento.

E' evidente che tutto questo non e' normale e che questi dieci gradi sono tangibili a tutti.

Il ghiaccio non si forma piu', la neve si scioglie prima, il permafrost scompare, lo spessore dei ghiacciai diminuisce di 30-60 centimetri l'anno e tutto questo cambia il ciclo della vita, il paesaggio e lo stile di vita delle persone.

Esempio? Sono sempre piu' frequenti le valanghe e ci sono stati vari morti in anni recenti, con distruzione di case. Alcune abitazioni sono considerate troppo a rischio e cosi e' stata ordinata l'evacuazione obbligatoria. Alcune strade invece sono state permanentemente chiuse.

Una delle persone che ha visto la propria vita cambiare si chiama Mark Sabbatini, e' un giornalista originiario dell'Alaska, e ha dovuto abbandonare la sua casa perche' lo scioglimento del permafrost ha cauato crepe pericolose nelle fondamenta. E cosi, e' scattato l'ordine obbigatorio di abbandondarla. E lui che non aveva assicurazione e' andato in bancarotta.

Non ci sono meccanismi ufficiali per rimborsi, o compensazioni.

Tutte queste cose non riguardano solo Mr. Sabbatini o Longyearbyen. Le conseuguenze le sentiremo tutti, con l'aumento dei livelli del mare, e i cambiamenti delle correnti oceaniche a livello globale.

Longyearbyen e' stata fondata nel 1906 da un americano, tale John Munro Longyearbyen, e la sua economia inizialmente era basata, ironicamente, sull'estrazione del carbone. In anni recenti si e' aggiunto il turismo e la ricerca scientifica. 
La citta' ha visto il numero di abitanti crescere negli scorsi cento anni a causa dell'emigrazione dall'estero. Prima del 1906 non ci abitava nessuno qui e le persone sono arrivate dalla Norvegia, dagli USA, dalla Danimarca e curiosamente dalla Thailandia.

Si teme che con tutto questo soqquadro ed incertezza ben presto non restera' nessuno.

Le aree considerate instabili infatti diventano sempre piu' estese e la gente inizia ad andare via. Gli uccelli l'hanno fatto e gia si parla di "Atlantizzazione" di Longyearbyer.



Friday, January 19, 2018

Fox Creek, Alberta, Canada: il fracking ha causato terremoti fino a 4.8






Di Fox Creek in Alberta, abbiamo gia' parlato varie volte su questo blog.

E' una piccola comunita' nel Canada centrale dove hanno iniziato a fare fracking nel 2012. Passano due o tre anni in cui il numero di terremoti aumenta lievemente, certo eventi fuori dal comune per una zona non sismica, ma niente di particolarmente preoccupante.

Finche' non arrivano i terremoti piu intesi, a partire dal 2013.

Da quell'anno in poi si iniziano a registrare scosse sempre piu' frequenti ed intensi. Il piu' forte e' arrivato nel gennaio del 2016, ed e' stato di magnitudo 4.8. Tanto, per una zona in linea di principio non geologicamente attiva.

Sara' colpa delle trivelle? Sara' colpa della reiniezione di materiale di scarto?

Partono cosi un po di studi e di domande che culminano con articoli scientifici dove la risposta e': si' e' stata l'attività umana a causare queste scosse, nella forma della reiezione sottoterra dopo le operazioni di fracking. La reniezione e' sempre stata parte dell'attivita' trivellante, ma i volumi sono aumentati in maniera spropositata negli ultimi anni. E cosi pure i terremoti.

L'articolo e' stato pubblicato su Science. L'autore principale si chiama Ryan Schultz ed e' un sismologo che lavora per l'Alberta Geological Survey.

Gli autori sono, oltre a Ryan Schultz, anche Gail Atkinson, David Eaton, Jeff Gu e Honn Kao, di vari istituti di ricerca canadesi,  fra cui la University of Calgary, la University of Alberta e il Natural Resources Canada. Assieme, hanno analizzato vari fattori che avrebbero potuto portare a sismicità indotta su 300 pozzi di petrolio: il risultato e' che il principale fattore scatenante e' il volume di fluido reinnestato nel sottosuolo.  Laddove si inietta di piu', le probabilità' di avere terremoti e' maggiore, specie se vicino ci sono faglie sismiche attive, o con stress accumulato. Anche l' orientazione della faglia rispetto all'area di reiniezione potrebbe rendere la faglia piu' vulnerabile.


In generale, i terremoti indotti non sono di mangitudo elevata, ma quando l'attivita' umana diventa persistente ed i terremoti aumentano in numero, l'intensita' piu' aumentare e arrivare -- e superare! -- la magnitudo quattro.

La stima e' che per ogni 100 terremoti di magnitudo tre, ce ne saranno dieci di magnitudo quattro e uno di magnitudo cinque.

Thursday, January 18, 2018

NASA: il 2017 e' stato il secondo anno piu' caldo della storia recente










Il 2017 ha fatto registrare le temperature medie piu alte dal 1880 fino ad oggi, ad esclusione del 2016.

Lo dice la NASA.

La temperatura del 2017 e' stata di 0.9 gradi Celsius maggiore rispetto alla media dal 1951 al 1980.

Un'agenzia diversa, il NOAA,  il National Oceanic and Atmospheric Administration, anche questa americana, conclude invece che il 2017 e' stato il terzo anno piu caldo della storia, dopo 2015 e 2016. La discrepanza e' a causa dei diversi metodi statistici usati.

Ma quale che sia il primo, il secondo o il terzo, la conclusione e' la stessa: che i cinque anni piu' caldi dal 1880 ad oggi sono *tutti* stati registrati dopo 2010.  Diciassette degli scorsi diciotto anni piu' caldi sono stati invece registrati dal 2001 ad oggi.

Ovviamente qualcuno dira': ah, ma a casa mia ha fatto la neve.

E certo ci sono fluttuazioni, ci sono la Nina ed El Nino, perturbazioni periodiche ed altre anomalie, ma la media e' di un riscaldamento generale e inesorabile.

Negli ultimi cento anni la media delle temperature del pianeta e' aumentata di un grado Celsius circa, a causa delle emissioni (da parte dell'uomo!) di anidride carbonica ed altri gas serra.

La cosa piu' sorprendente e triste e' che questi dati arrivano per un anno (il 2017) in cui non c'e' stato El Nino, perturbazione climatica che arriva dal Pacifico e che di solito porta con se temperature maggiori.

Ci si aspettava dunque un calo della temperatura quest'anno e invece abbiamo avuto record anche senza lo zampino di El Nino.

Il direttore del Goddard Institute for Space Studies della NASA Gavin Schmidt dice che questa e' la nostra nuova normalita', e che tutto lascia pensare che le temperature medie continueranno ad aumentare. 

Trump o non Trump.

I cambiamenti in Artico sono quelli che fanno piu' paura perche' il tasso di aumento della temperatura e' il doppio che in altre parti del pianeta. Ghiaccio e permafrost continuano a diminuire. Secondo la NASA i cambiamenti climatici sono parte del motivo che ha reso gli USA particolarmente caldi a Febbraio 2017,  hanno causato onde di calura a Giugno in Europa, e temperature estreme in Australia durante l'estate di fine 2017.  


Per i piu' giovani, questo clima e' il nuovo normale, per davvero.